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Om forfatteren

Massimo Recalcati is a bestselling author and psychoanalyst who teaches at the universities of Pavia and Verona.

Værker af Massimo Recalcati

Ritratti del desiderio (2012) 17 eksemplarer
I tabù del mondo (2017) 10 eksemplarer
La forza del desiderio (2014) 8 eksemplarer
Il grido di Giobbe (2021) 4 eksemplarer
Il gesto di Caino (2020) 4 eksemplarer
Cain’s Act: The Origins of Hate (2022) 4 eksemplarer
Sull'odio (2004) 3 eksemplarer
Abitare il desiderio (1991) 2 eksemplarer
Clínica del Vacío 2 eksemplarer
La fuerza del deseo (2018) 2 eksemplarer
Las Tres Esteticas de Lacan (2006) 2 eksemplarer
In Praise of Forgiveness (2020) 1 eksemplar
Massimo Recalcati (2017) 1 eksemplar

Satte nøgleord på

Almen Viden

Fødselsdato
1959-11-28
Køn
male
Nationalitet
Italy

Medlemmer

Anmeldelser

Testo a mio avviso fondamentale per comprendere i meccanismi che stanno alla base del lutto e della sua necessaria elaborazione.
Il lessico utilizzato, i rimandi ad alcuni classici della letteratura, rendono quest'opera adatta a tutti.
 
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Luigi_Nardi | 2 andre anmeldelser | May 18, 2024 |
Sorretto da una buona intuizione (i giovani d’oggi somigliano più a Telemaco che a Edipo), la sviluppa in maniera ridondante e verbosa, appesantita da tutti i tic della scrittura di taglio psicanalitico (con l’aggiunta di ricorrenti citazioni cinematografiche per rendere il tutto più “pop”).
 
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d.v. | 1 anden anmeldelse | May 16, 2023 |
Libro in tre sezioni, di cui forse un articolo.
La prima, molto bella, tratta di morte ed in senso più ampio di separazioni: cosa significa, come viene affrontata, se e come viene risolta.
La seconda, discreta, parla più in generale di separazioni ed è meno incivisiva, meno "a fuoco".
La terza, la più breve, è anche la peggiore. Parla ancora di separazioni e poi di futuro, di quello che accade dopo: ma è troppo sbrigativa, troppo veloce, troppo "da rivista". Ecco, fosse un articolo di Vanity Fair sarebbe bello.… (mere)
½
 
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sbaldi59 | 2 andre anmeldelser | Jan 28, 2023 |
L’autore di questo libro, Massimo Recalcati, uno psicoanalista famoso a livello internazionale, ha scritto questo saggio ponendo al centro “il rapporto della vita umana con l’esperienza traumatica della perdita”.

La parola chiave è questa: “perdita”. Intorno ad essa ruota la “vita” con quell’altra parola alla quale si oppone e che nasconde da sempre tutte le risposte: la “morte”.

Recalcati, ponendosi una serie di domande, scrive il saggio da esperto analista che ben conosce l’uso delle parole. Non sono domande semplici, come quelle poste in quarta di copertina del suo libro: “Può la luce arrivare dal passato? Può esserci luce nella polvere?”.

I due interrogativi cercano di dare una spiegazione al titolo del libro: “La luce delle stelle morte”. Accattivante frase che coglie il lettore come una mazzata, di sorpresa, specialmente se colpito da un lutto e dalla inevitabile nostalgia che questo lutto ha creato.

Implacabile Recalcati insiste chiedendosi: “Cosa accade dentro di noi quando perdiamo chi abbiamo profondamente amato? Quale vuoto si spalanca? Quale lavoro ci attende per ritornare a vivere? E cosa avviene quando questo lavoro risulta impossibile e ci sentiamo persi insieme a chi abbiamo perduto?”.

Andiamo in ordine per capire cosa intende dire lo psicoanalista sin dall’amletico titolo che dà al suo lavoro: “La luce delle stelle morte”. Chi/cosa sono queste “stelle”? Sono tutte le perdite, le scomparse, i decessi che gli esseri umani sono costretti a vivere ogni momento della loro esistenza.

Chi lascia, esce o scompare da questo mondo resta nella nostra memoria come la luce delle stelle nell’universo, luce che arriva fino a noi, quando quelle stesse “stelle” sono scomparse ed alle quali noi “guardiamo” con dolore, rimpianto e nostalgia.

Tutto qui. Vuol dire che nel cielo ci sono stelle che si accendono e spengono e noi non le vediamo ancora, oppure continuiamo a vederle anche se non ci sono più.

Il libro è suddiviso in tre parti scritte in maniera da toccare la sensibilità di chi legge. Il nostro animo reagisce con la nostalgia e la malinconia tipica degli esseri umani.

Tutte le altre realtà viventi ne sono prive. Una perdita inesorabile di chi abbiamo amato, una stella che vediamo solo nella nostra memoria, ma che in effetti sappiamo essere scomparsa.

Le parole lutto, nostalgia, malinconia, dolore, emozione, generano tristezza e rimpianto. Viene citato Sartre che diceva che la vita di un uomo è un viaggio con un biglietto di sola andata e la morte rappresenta il punto di arrivo.

Un viaggio senza senso, per lui. Ma la morte fisica non è la sola esperienza che noi possiamo fare della morte.

Se ci guardiamo indietro la nostra vita è un cimitero di morti, di perdite, di ferite, di separazioni, scomparse, abbandoni, ed ecco che l’esperienza del lutto diventa come un cielo cupo che si distende sopra ogni cosa.

Nella morte, la separazione assume le forme reali di una sparizione, di una scomparsa. Sono solo gli altri, coloro che restano, che possono interrogarsi sul mistero della morte.

Il lutto è la condizione dolorosa che colpisce chi resta, ma non riguarda solo le morti fisiche di persone alle quali eravamo legati, ma accompagna necessariamente ogni separazione.

Addii, abbandoni, tradimenti a volte si rivelano specie di morti che ci impongono il lutto che è una conseguenza diretta del trauma della perdita. Il lutto può durare all’infinito, forse solo con l’aiuto dello psicanalista lo si può risolvere.

La nostalgia spinge sempre ad essere visitati da chi è scomparso, dai ricordi e dalle immagini che ci vincolano a ciò che abbiamo irreversibilmente perduto.

Il termine nostalgia è da intendersi come la doppia anima del desiderio umano: da una parte il rimpianto per la cosa perduta, dall’altra il desiderio come apertura inaudita, tensione verso il nuovo, l’altrove, il non ancora visto, conosciuto, vissuto.

Non ci rimane che guardare al nostro passato con la stessa meraviglia con cui guardiamo la luce delle stelle morte sopra di noi se vogliamo ricordare chi ci ha lasciato e che abbiamo amato non con tristezza e rimpianto, ma con riconoscenza.

Confesso che questo libro non mi aiuta molto nella ricerca del senso della vita. Mi sono ricordato di una poesia di William Blake il quale scrisse nella poesia più bella del mondo questi versi:

“Vedere un mondo in un granello di sabbia/E un paradiso in un fiore selvatico/Tieni l’Infinito nel palmo della tua mano/E l’eternità in un’ora”

Qualsiasi piccola cosa al mondo, un granello di sabbia, un fiore di campo, contiene una sorta di verità cosmica più grande se riesci a guardarla con sufficiente energia e immaginazione. Un fiore di campo è un paradiso in miniatura, un granello di sabbia è un mondo in miniatura.

Ogni persona e ogni altro essere vivente, secondo Blake, è la miniatura di un progetto che rimane un mistero, nella vita e nella morte. Anche per uno psicoanalista quando guarda “la luce delle stelle morte”….

MEDIUM
… (mere)
 
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AntonioGallo | 2 andre anmeldelser | Dec 2, 2022 |

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